E' da qualche mese che non scrivo un post come si deve, su quello che faccio, che leggo, che vedo.Sticazzi, direte voi.
E neanche a torto. Ma sapete che utilizzo questo blog anche come valvola di sfogo.
La vita sedentaria del protofumettista pseudonichilsta ha i suoi lati bui: tipo il rincriccare del collo che si sente ogni giorno, o il rimanere inchiodato a tavolo inclinato e computer per ore e ore a disegnare e scrivere.
Cosa per la quale la vita sociale ne fa le spese: colpi su colpi, intendiamoci.
Al lavoro su ben tre progetti in contemporanea (due effettivi, uno in stato embrionale) mi barcameno tra raffreddori epici e colpi di tosse degni di una Sig-Sauer. Intanto, per questioni universitarie, leggo e studio Machiavelli (un grande) e poco altro.
Per letture personali non c'è molto spazio. Ultimo libro letto, che ha seguito "La fine è nota" di Holiday Hall, "Il guardiano del buio" di Pelecanos: carino, ma ha scritto di meglio.
Non riesco ad andare avanti con "Cuore di tenebra" di Conrad, mi risulta pesante. Ma sarà che ho altre ottomila cose a cui pensare ed è un tipo di letteratura che richiede più che un po' di attenzione.
Passiamo ai fumetti degni di nota.
Letto "Magneto: Testament", di Pak e Di Giandomenico. Ottimo. Scritto alla grande e ben disegnato. Grande capacità di coinvolgimento per una storia che si svolge per due terzi ad Auschwitz. Colpo in pancia.
Poi: finito di leggere "100 Bullets". Il finale è giusto, preciso, impeccabile, shakespeariano. Giuro su Cristo che Dizzie e il signor Graves mi mancheranno. Cazzo se mi mancheranno. Colpo al cuore.
Poi: "Clelia C." di Bernardi e Lobaccaro. Annaspante, direi. Grande storia sradicata dalla testa di una camorrista, una cattiva vera, che è più umana di tanti buoni letterari. I disegni, sinceramente, non mi soddisfano troppo: si capisce che Grazia ha dovuto disegnare in fretta (o almeno questa è la mia impressione). Ma, alla fine, il segno è performante. E comunque superiore alla media di tante altre graphic novel.
Tornato al cinema, finalmente: visto "Nemico Pubblico" di Michael Mann.
Obbiettivamente? Il più brutto film di Mann.
Ancora più obbiettivamente? Uno dei migliori film dell'anno.
Una cosa non esclude l'altra. Lirico, epico, riflessivo e introspettivo: dura come sempre trenta minuti di troppo, con una freddezza di fondo che non mi ha lasciato indifferente. Ottimi il finale, come sempre, e le sparatorie, coinvolgenti come non mai: colpi su colpi.
Fotografia secca e cattiva, scenografia e sfondi che sembrano uscire da un quadro di Hopper (evidentissima ispirazione prima per la luce e l'impostazione "desertizia" delle scene).
Piccola postilla: Mann è il mio regista preferito, Hopper il mio pittore preferito. Metteteli insieme e capirete quanto possa essere oggettiva la critica di un fan sfegatato. Un colpaccio, mi sa.
Altro, per ora, non mi sovviene.
Ho bisogno di riposo, questo sì, cazzo.
Ma vaffanculo. Riposerò all'inferno.
Buonanotte.























